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PANNELLO N° 13

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Rastrellamenti e stragi

Fivizzano, Vinca – 24 agosto 1944

Un ampio e feroce rastrellamento coinvolge l’intera area apuana a nord della Linea Gotica. L’operazione, comandata dal maggiore Reder, impiega oltre 1500 soldati: truppe da montagna della Wehrmacht, delle SS, un reggimento corazzato, gruppi della 20.ma divisione Luftwaffe e un centinaio di uomini della Brigata Nera apuana del colonnello Guido Ludovici. Essendo l’area da rastrellare molto ampia, si prevedono attacchi da più direzioni verso la zona delle Apuane e la valle del Lucido dove operano i raggruppamenti partigiani.

I rastrellatori seguono più direttrici che dalla Garfagnana, da Massa, Carrara, Castelpoggio e Fosdinovo convergono verso le Apuane. In tutta l’area vengono bruciati paesi, uccisi i civili che non hanno potuto cercare riparo nei boschi oppure malati e infermi, vengono razziati i viveri. A Guadine, a nord di Massa si registrano 13 vittime; a Castelpoggio sono fucilati 6 uomini, 9 nel paese di Gragnola. Le frazioni di Colonnata, Gragnana, Bedizzano e Miseglia sono sottoposte a cannoneggiamento e incendiate e un migliaio di uomini catturati e deportati in Germania.

Nella parte nord il rastrellamento tocca i paesi di Monzone, Equi, Tenerano, Viano, Campiglione, Vezzanello, Gallogna, Corsano, Lorano e Cecina. Anche qui paesi incendiati e uccisione di civili, si contano 21 morti. In tutto si calcola che le vittime siano state una settantina.

I partigiani di sei distaccamenti della brigata Muccini che non sono riusciti ad opporsi all’avanzata tedesca ripiegano sul monte Sagro.

Particolarmente atroce è l’azione svolta a Vinca. Lungo la strada che collega Monzone con il paese in un agguato partigiano il 18 agosto era stato ucciso un ufficiale tedesco. Ma anche a Vinca come a San Terenzo l’azione che segue non è rappresaglia, ma eliminazione dei civili e distruzione dell’abitato. Il paese viene occupato il 24; giunte a Vinca, le SS comandate dal maggiore Reder insieme a membri della Brigata Nera che li guidano, massacrano per tre giorni la popolazione in una vera e propria caccia a quanti sono rimasti, con un’azione che si spinge fino alla ricerca spasmodica di coloro che si sono nascosti nelle grotte o nei boschi; in prevalenza le vittime sono donne (95) e bambini (26) visto che la maggior parte degli uomini si sono dati alla macchia. Complessivamente si registrano 144 vittime; tra loro anche il parroco, don Luigi Ianni, rimasto con la sua gente.

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